Storia e Arte

Il presbiterio, elevato su tre gradini, è circondato da una balaustra in marmo con colonnine e quattro cancelli. Le cinque statue del cancello centrale, in argento massiccio, rappresentano, da sinistra, la Carità, la Speranza, la Religione, la Purità e la Fede; sulle volute terminali del frontone a sinistra la Giustizia e a destra la Fortezza. Sullo zoccolo di base, in quattro nicchie circolari e una rettangolare, sono rappresentati al centro il Mistico Agnello e, da sinistra, i simboli degli Evangelisti: Marco, Matteo, Luca e Giovanni. Due colonne monolitiche di cipollino antico sostengono l’arco maggiore. Le otto colonne che circondano il presbiterio, separandolo dal resto del tempio, sono di marmo, e sono sormontate da capitelli di Carrara di finissima fattura e da pulvini in Botticino sui quali poggiano gli archi della volta dell’abside. È adornata da affreschi e mosaici della scuola d’arte dei Carmini a Venezia, diretta da Romualdo Scarpa (1969), che hanno sostituito gli affreschi con angeli e festoni del 1938 dei professori Arzuffi, Marigliani, Bertacchi e Donati (rimossi perché danneggiati da infiltrazione di umidità). Un ricco fregio, pure a mosaico, raffigura le donne dell’Antico Testamento tra Angeli e Santi. Nella volta, l’Assunzione di Maria al Cielo, di Fermo Taragni. A sinistra lo stemma di Pio XI e a destra quello di Bartolo Longo. Il pavimento del presbiterio forma un tappeto a disegni di marmo rosso chiazzato e sagomato da un filo di tessere da mosaico. Le due lampade nel presbiterio, in bronzo, sono del napoletano Vincenzo Catello.

L’altare maggiore si eleva su una predella marmorea di cinque gradini. Sotto la mensa, tra colonnine di rosso fulvo e capitelli di bronzo dorato, il mosaico a fondo d’oro rappresentante il Mistico Agnello; ai lati gli stemmi di Bartolo Longo e della Contessa De Fusco. Davanti, un altare in vetro di Murano, realizzato dall’architetto Renato Renosto. Il ciborio, su modello di un tempietto classico, è ricco di marmi e metalli preziosi: ai quattro lati, due colonne binate di colore rosso; ai lati della facciata, due mensole reggono le statuette in bronzo patinato dei santi Pietro e Paolo. La porticina della custodia rappresenta l’Ultima Cena. La copertura del ciborio è formata da un cornicione corinzio in bronzo dorato, con fregio diasprino, sormontato da un attico a balaustra dorata. Negli otto angoli, sporgenti dalla balaustra, sono collocate otto statuine di bronzo di santi e dottori della Chiesa. Sopra un tamburo circolare si erge la cupola, ripartita a costoloni cesellati e con intermezzi lavorati a traforo. Corona l’opera un lanternino, con colonnette opali, coperto da una calotta a smalto, sormontata dalla Croce. L’interno del ciborio è in oro massiccio. Il trono fu costruito nel 1887. Nel 1937 fu trasferito nell’attuale sede e inaugurato il 6 maggio 1939. Si eleva da un’ampia base di marmo grigio e festoni di marmo bianco, fiancheggiato da due angeli di bronzo del Cepparulo e da quattro colonne di marmo, delle marmerie di Bagneres de Bigorre, presso Lourdes. Le basi e i capitelli sono in bronzo. Sul gradino-alzata poggiano sei candelieri dorati sistemati su basi in bronzo rappresentanti teste di cherubini, opera di Salvatore Cepparulo. Su un’identica base poggia anche un crocifisso in bronzo, della ditta Alfano di Napoli, posto al centro dei sei candelieri. L’icona della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei (120–100 cm) presenta l’immagine della Madonna in trono con Gesù in braccio; ai suoi piedi, san Domenico e santa Caterina da Siena. La Vergine reca nella mano sinistra la corona del Rosario che porge a santa Caterina, mentre Gesù, poggiato sulla sua gamba destra, la porge a san Domenico. È racchiusa in una cornice di bronzo dorato incastonata su di un fondo di onice, sul quale spiccano i tondi con i 15 misteri del Rosario, dipinti da Vincenzo Paliotti, contornato da riquadro a specchi di malachite e lapislazzuli. Giorno e notte, oltre alle candele, vi ardono davanti 15 lampade a olio, d’argento, a forma di rosa. L’Icona fu data a Bartolo Longo da suor Maria Concetta De Litala, del convento del Rosariello a Porta Medina di Napoli. La religiosa l’aveva avuta in custodia da padre Alberto Radente, confessore del Beato. Arrivò a Pompei il 13 novembre 1875, affidata dal Longo al carrettiere Angelo Tortora che, dopo averla avvolta in un lenzuolo, l’appoggiò su di un carro di letame. Il quadro necessitava di un restauro, che fu immediatamente eseguito da Guglielmo Galella. Fu posto alla venerazione dei fedeli soltanto il 13 febbraio 1876. Nello stesso giorno, a Napoli, avvenne il primo miracolo per intercessione della Madonna di Pompei, alla dodicenne Clorinda Lucarelli. In seguito, Bartolo Longo affidò l’icona al pittore napoletano Federico Maldarelli per un ulteriore restauro, chiedendogli anche di trasformare l’originaria santa Rosa in santa Caterina da Siena. Nel 1965, fu effettuato l’ultimo restauro, in maniera scientifica, al Pontificio Istituto dei Padri Benedettini Olivetani di Roma, durante il quale, sotto i colori sovrapposti nei precedenti interventi, furono scoperti i colori originali che svelarono la mano di un valente artista della scuola di Luca Giordano (XVII sec.). Al termine del restauro, il 23 aprile 1965, il quadro fu incoronato da Papa Paolo VI nella Basilica di San Pietro.