Preghiere, pii esercizi e devozioni

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Angelus Domini e Regina Coeli

“Una lontana eco di campana giunse ai miei orecchi, e mi scosse: sonava l’Angelus del mezzodì” (Bartolo Longo, Storia del Santuario di Pompei, p. 59). “C’è legame molto stretto tra l’Angelus e il Rosario, l’uno e l’altro preghiere eminentemente cristologiche e, nello stesso tempo, mariane: ci fanno infatti contemplare e approfondire i misteri della storia della salvezza, nei quali Maria è intimamente unita al figlio suo Gesù” Giovanni Paolo II all’Angelus recitato nel Santuario di Pompei, domenica 21 ottobre 1979

L’Angelo del Signore

V.  L’angelo del Signore portò l’annunzio a Maria.
R.  Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.
     Ave, o Maria

V.  Eccomi, sono la serva del Signore.
R.  Si compia in me la tua parola.
     Ave, o Maria

V.  E il Verbo si fece carne.
R.  E venne ad abitare in mezzo a noi.
    Ave, o Maria

V.  Prega per noi, santa Madre di Dio.
R.  Perché siamo resi degni delle promesse di Cristo.

Orazione - Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre; Tu, che all’annunzio dell’Angelo, ci hai rivelato l’incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce, guidaci alla gloria della Risurrezione.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Si recitino tre Gloria al Padre alla Santissima Trinità.


Regina del cielo (durante il tempo pasquale)


Regina dei cieli, rallegrati, alleluia:
Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,
è risorto, come aveva promesso, alleluia,
prega il Signore per noi, alleluia.

V.  Rallegrati, Vergine Maria, alleluia.
R.  Il Signore è veramente risorto, alleluia.

Orazione - O Dio, che nella gloriosa risurrezione del tuo Figlio, hai ridonato la gioia al mondo intero, per intercessione di Maria Vergine, concedi a noi di godere la gioia della vita senza fine.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Si recitino tre Gloria al Padre alla Santissima Trinità.
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Via Crucis e Via Lucis

Via Crucis

“La passione e la morte di Gesù sono un gesto che vale una vita, perché esprimono nel modo più efficace il senso della sua esistenza terrena e tramanda nel modo più incisivo la memoria del suo amore. L’intera vita passata a Nazareth, il battesimo al Giordano, le tentazioni, i miracoli, la cacciata dei demòni, la predicazione e la sofferenza umana alla quale volontariamente Gesù si assoggetta, tutto è proteso verso quel compimento, che Egli chiama la sua ora: l’ora di passare da questo mondo al Padre, l’ora di essere da lui glorificato, di morire per portare frutto” (Catechismo degli Adulti, 87).
La Via Crucis, espressione di devozione antichissima, è un pio esercizio, particolarmente adatto al periodo di Quaresima, con il quale i cristiani fanno memoria del cammino di Gesù verso il Golgota portando la croce. I fedeli ripercorrono con partecipe affetto il tratto ultimo dell’itinerario percorso da Gesù durante la sua vita terrena: dal Monte degli Ulivi fino al Monte Calvario, dove fu crocifisso tra due malfattori; al giardino, dove fu deposto in un sepolcro nuovo scavato nella roccia. Essa si compone tradizionalmente di 14 stazioni, ognuna delle quali rievoca un momento della Passione e fa rivivere ai fedeli la sofferenza e l'agonia di Gesù, fino alla sua Crocifissione, evento centrale per la fede cristiana.
Ai pellegrini che visitano il Santuario di Pompei viene proposto il testo della Via Crucis con le preghiere tratte dai “Quindici Sabati” del beato Bartolo Longo. Il pio esercizio, programmato nei venerdì di Quaresima alle ore 18.00, può essere svolto sia nel Piazzale Beato Giovanni XXIII, sia nella Cripta. Si può inserire all’inizio del pellegrinaggio, per aiutare i pellegrini a preparare la celebrazione penitenziale comunitaria e le confessioni individuali, oppure in un altro momento. I Direttori dei pellegrinaggi sono invitati a segnalarlo nella scheda di prenotazione.
Il sussidio “Via Crucis” è in vendita presso la libreria del Santuario.

Via Lucis

“La Via Lucis è un pio esercizio ideato da don Sabino Palumbieri, professore di Antropologia Filosofica all’Università Pontificia Salesiana di Roma e Fondatore del Movimento Ecclesiale TR 2000 (Testimoni della Risurrezione per il Duemila). Sin dal 1997, il Santuario di Pompei è impegnato nella promozione e nella diffusione di questo pio esercizio che rinnova nella pietà dei fedeli, dopo la “Via Crucis”, la memoria dell’evento della sua Risurrezione e dell’esperienza postpasquale degli apostoli e della prima comunità dei credenti. Il pio esercizio sta incontrando sempre più il favore dei fedeli e del Magistero della Chiesa che ne parla esplicitamente nel Direttorio su pietà popolare e Liturgia, preparato e pubblicato a cura della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Nella Via Lucis, afferma il documento, “...a guisa di quanto avviene nella Via Crucis, i fedeli, percorrendo un cammino, considerano le varie apparizioni in cui Gesù – dalla Risurrezione all’Ascensione, in prospettiva della Parusia – manifestò la sua gloria ai discepoli in attesa dello Spirito promesso (cf. Gv 14, 26; 16, 13-15; Lc 24, 49), ne confortò la fede, portò a compimento gli insegnamenti sul Regno, definì ulteriormente la struttura sacramentale e gerarchica della Chiesa” (n. 153). Il pio esercizio si sposa felicemente con l’impegno del Santuario di Pompei, che Giovanni Paolo II ha definito “Centro internazionale di spiritualità del Rosario”, nel suo secondo pellegrinaggio a Pompei del 7 ottobre 2003. Nella “Rosarium Virginis Mariae”, infatti, il Santo Padre afferma: «La contemplazione del volto di Cristo non può fermarsi all’immagine di Lui crocifisso. Egli è il Risorto! Da sempre il Rosario esprime questa consapevolezza della fede, invitando il credente ad andare oltre il buio della Passione, per fissare lo sguardo sulla gloria di Cristo nella Risurrezione e nell’Ascensione. Contemplando il Risorto il cristiano riscopre le ragioni della propria fede (cfr 1Cor 15, 14), e rivive la gioia non soltanto di coloro ai quali Cristo si manifestò – gli Apostoli, la Maddalena, i discepoli di Emmaus –, ma anche la gioia di Maria, che dovette fare un’esperienza non meno intensa della nuova esistenza del Figlio glorificato» (n. 23). Nel 1997, per aiutare i fedeli a celebrare questo pio esercizio sono stati installati, nel Piazzale Beato Giovanni XXIII, quattordici pannelli in bronzo dello scultore Giovanni Dragoni che illustrano le stazioni della Via Lucis. Essa si può svolgere sia nel periodo pasquale, sia in altri momenti dell’anno. È consigliabile inserirla al termine del pellegrinaggio, dopo aver celebrato l’Eucaristia, per sottolineare che il cristiano, rinnovato nella vita, riparte dal Santuario sulle orme del Risorto. Il Santuario programma la Via Lucis il sabato alle ore 20.00, da Pasqua a Pentecoste, nel piazzale Beato Giovanni XXIII. I gruppi possono richiederne l’animazione sulla scheda di prenotazione.

Il sussidio “Via Lucis” è in vendita presso la libreria del Santuario.
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Venti Sabati del Santo Rosario

L’origine

Il Santuario della Madonna del Rosario di Pompei, per merito del fondatore, il beato Bartolo Longo, è il centro che ha contribuito, più di altri, alla diffusione della pratica dei Quindici Sabati del Rosario. Essa ha avuto origine in Francia intorno al 1627 all’epoca delle lotte tra Calvinisti ed Ugonotti. Il re Luigi XIII invitò tutti, il 27 maggio1627, alla recita del Rosario nella chiesa dei PP. Domenicani in S. Onorato, a Parigi. Fu poi continuata tutti i sabati. La risoluzione finale delle lotte e la devozione dei fedeli ispirarono la devozione detta: “Voto dei Quindici Sabati”, propagandata dai Padri Domenicani. Devozione accreditata, poi, da grazie straordinarie e da indulgenze. La pia pratica invitava ad accostarsi alla Santa Comunione per 15 sabati consecutivi e a recitare almeno una terza parte del Rosario, soffermandosi nella meditazione dei misteri a cui conformare la vita quotidiana. Nell’Italia meridionale e, in particolare, a Napoli veniva praticata nelle chiese domenicane. Una devota, la marchesa Filiasi di Somma, per meglio diffondere la pratica aveva tradotto dal francese un libricino, esauritosi in breve tempo. Bartolo Longo la incontrò quando le chiese un’offerta per il costruendo Santuario di Pompei. Il discorso cadde sui Quindici Sabati e la marchesa lo invitò a ristampare il libretto. Il Beato notò la povertà del testo. Pensò, perciò, ad un testo completamente rifatto, intitolandolo: “La devozione dei quindici sabati in onore del SS.mo Rosario” (Napoli, 1877). Il libro ebbe una singolarissima fortuna per l’erudizione e lo spirito di pietà di cui era pervaso. Le edizioni, ampliate ed elaborate di continuo, e le traduzioni in più lingue, si contano in centinaia di migliaia di copie.


La nuova proposta

I testi conciliari e il magistero pontificio espresso particolarmente nella “Marialis Cultus” di Paolo VI, nella “Redemptoris Mater” e nella “Rosarium Virginis Mariae” di Giovanni Paolo II, hanno indotto a un ripensamento della devozione proposta dal Fondatore di Pompei. Pur valorizzando tutte le sue intuizioni è sembrato opportuno elaborare una proposta più agile e rispondente ai tempi, che metta in risalto la centralità della Parola di Dio, approfondisca la meditazione del mistero ed accentui, accanto alla dimensione personale della pratica, quella comunitaria, quale vero cammino spirituale, lasciando, poi, alla libertà personale, la recita per intero del Rosario. In sostanza questa devozione consiste nell’impegno di rivivere per Venti Sabati consecutivi i misteri del Rosario, preghiera dal cuore cristologico che <<nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell’intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio. In esso riecheggia la preghiera di Maria, il suo perenne Magnificat per l’opera dell’Incarnazione redentrice iniziata nel suo grembo verginale. Con esso il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all’esperienza della profondità del suo amore. Mediante il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore>> (Giovanni Paolo II, RVM, n. 1). La preghiera del Rosario, preghiera tradizionale, «tanto raccomandata dal Magistero e tanto cara al Popolo di Dio, ha una fisionomia spiccatamente biblica ed evangelica, prevalentemente centrata sul nome e sul volto di Gesù, fissato nella contemplazione dei misteri e nel ripetersi dell’Ave Maria. Il suo andamento ripetitivo costituisce una sorta di pedagogia dell’amore, fatta per accendere l’animo dell’amore stesso che Maria nutre verso il Figlio suo. Per questo, portando a ulteriore maturazione un itinerario plurisecolare, ho voluto che questa forma privilegiata di contemplazione completasse i suoi lineamenti di vero “compendio del Vangelo”» (Mane nobiscum Domine, 9).
La proposta del Santuario di Pompei è supportata da queste autorevoli indicazioni che hanno fatto risaltare maggiormente la mediazione della Madre Divina. Attraverso i Venti Sabati una comunità o il singolo credente, un gruppo di famiglie o di giovani, ha la possibilità di arrivare al cuore stesso della vita cristiana. Essi costituiscono una feconda opportunità spirituale per il cammino personale e comunitario del Popolo di Dio, nel contesto più ampio della nuova evangelizzazione. Inoltre sembra quanto mai fecondo, alla luce degli ultimi documenti magisteriali, riscoprire il valore e l’intuizione del beato Bartolo Longo circa il rapporto tra il Rosario e l’Eucaristia. Tutto nella pratica da Lui rilanciata e rinnovata, conduceva all’Eucaristia, perciò la nuova proposta formulata non esclude tale rapporto, anzi lo rimarca perché lo stesso Rosario, ha scritto Giovanni Paolo II nella “Mane nobiscum Domine”, <<potrà essere una via particolarmente adatta alla contemplazione eucaristica, attuata in compagnia e alla scuola di Maria>> (n. 18).




Quando si pratica la devozione dei 20 sabati?

Ogni periodo dell’anno si presta per questa pratica, ma il Santuario di Pompei la premette alle due grandi giornate dell’8 maggio e della prima domenica di Ottobre, quando, a mezzogiorno, a Pompei e simultaneamente in molte chiese del mondo, si recita la Supplica alla Vergine del Rosario. Per l’8 maggio, l’inizio è il penultimo sabato di dicembre, eccetto l’anno in cui esso cade di sabato. In questo caso si anticipa al terzultimo sabato di dicembre. Per la prima domenica di ottobre, l’inizio dei Venti Sabati corrisponde al penultimo sabato di maggio, escluso gli anni in cui la prima domenica di ottobre cade i giorni 6 o 7. In quel caso, si inizia l'ultimo sabato di maggio.

Nel Santuario di Pompei i Venti Sabati sono celebrati solennemente alle ore 18.00, con la partecipazione di gruppi, parrocchie, associazione e corali che ne fanno richiesta. Spesso, sono presieduti da Vescovi e Cardinali. I Direttori dei pellegrinaggi sono invitati a segnalare sulla scheda di prenotazione la propria partecipazione alla celebrazione. Coloro che intendono prendere parte all’animazione liturgica, devono comunicarlo in anticipo all'ufficio Rettorato.



Il Sussidio “I Venti Sabati del Santo Rosario” è in vendita presso la libreria del Santuario.
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Supplica alla Madonna di Pompei


Testo della Supplica in varie lingue


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La Supplica alla Regina del Santo Rosario di Pompei fu scritta, nel 1883, da Bartolo Longo con il titolo “Atto d’amore alla Vergine”. Viene recitata solennemente due volte l’anno, alle ore 12 dell’8 maggio e della prima domenica d’ottobre, richiamando migliaia di pellegrini, provenienti da tutta Italia e dall’Estero, che in queste occasioni, si raccolgono davanti alla facciata del santuario per partecipare alla sua recita corale. La Supplica fu composta da Longo come adesione all'invito che, nella sua prima Enciclica sul Rosario, Papa Leone XIII aveva fatto ai cattolici, ad un impegno spirituale volto a fronteggiare i mali della società. Il 1° settembre del 1883, infatti, era stata pubblicata l’Enciclica Supremi apostolatus officio, con la quale il Papa indicava nella preghiera del Rosario uno strumento sicuro per il conseguimento del bene spirituale della società e della Chiesa, travagliata da “gravi calamità”. Al beato Bartolo Longo, che in quel tempo era impegnato ad erigere il tempio alla Vergine del Rosario e a diffonderne la devozione nel mondo, sembrò che la parola del Pontefice costituisse una sorte d’imprimatur a tutta la sua attività. Il 23 settembre inviò un telegramma al Santo Padre per ringraziarlo di aver pubblicato l’Enciclica sul Rosario, che sarebbe stata d’incoraggiamento per celebrare la prossima festa di ottobre e proseguire con maggiore alacrità la costruzione del Santuario del Rosario, la cui opera la Vergine accompagnava con incessanti prodigi. La diffusione del culto mariano raggiunse in quegli anni il suo apice grazie anche alla Supplica. Preoccupazioni ed esortazioni espresse nell’enciclica di Leone XIII dello stesso anno e riflessioni personali del Beato trovarono, così, appropriata espressione nella “Supplica alla potente Regina del SS. Rosario”, che fu recitata la prima volta nel giorno della festa di ottobre, celebrata il 14 di quel mese. L’8 maggio 1915 la preghiera fece il suo ingresso in Vaticano: alle ore 12.00, Benedetto XV, entusiasta estimatore del Fondatore e dell’Opera pompeiana, e i dignitari vaticani la recitarono nella Cappella Paolina. Tradizione che continuò con i Pontefici successivi. Come il 7 ottobre del 2003, quando Giovanni Paolo II, nella sua seconda visita a Pompei, avvenuta a conclusione dell’Anno del Rosario, ha recitato la Supplica assieme alle migliaia di fedeli giunti nella città mariana in quella solenne giornata dedicata alla Vergine del Rosario. Il testo della Supplica, che ha avuto nel tempo vari ritocchi, fino a giungere all’attuale formulazione, è profondamente coinvolgente, lirico e musicale. Si caratterizza per una coralità unica e unificante; tra tutte le preghiere composte da autori italiani è quella più famosa al mondo. È stata tradotta in una decina di lingue: dall’inglese al russo, dall’armeno al cinese, dall’urdu al maltese, al tamil, ecc. È una preghiera universale: il Beato aveva ragione a definirla Ora del mondo. Contemporaneamente, in diverse parti della terra, da New York a Buenos Aires, da Toronto a Sidney, da Johannesburg a Caracas, infatti, milioni di fedeli si ritrovano insieme per recitarla. La Supplica nasce dal cuore di Bartolo Longo, ma in realtà, ognuno può sentirsene l’autore, in quanto essa racchiude tutti i dolori e le speranze della famiglia umana. Il Longo, infatti, con la Supplica, ha dato voce all’amore che dalla terra si leva verso il cielo. Essa è preghiera per l’Italia, per l’Europa, per il mondo intero. A Pompei, la celebrazione, preceduta dalla santa Messa, si svolge all’aperto, davanti alla Facciata del santuario. Durante il rito, presieduto da Vescovi e Cardinali, si prega per la Pace, tema molto caro a Bartolo Longo, per lo sviluppo dei popoli, per il superamento delle ingiustizie sociali, per la famiglia. Viene sempre ricordata la vita e la straordinaria opera compiuta dal Beato per Pompei e per la sua rinascita, e vengono illustrati i progressi delle opere sociali, eredità del Longo, che oggi il santuario porta avanti grazie a chi opera al suo interno e grazie alla generosità dei fedeli che contribuiscono a mantenerle in vita. Per far fruire nel modo migliore la celebrazione ai pellegrini, vengono installati diversi maxi-schermi. In tempi recenti, la Supplica è stata trasmessa in diretta televisiva e radiofonica, sia a livello nazionale che internazionale. Dal 1979, viene trasmessa in diretta da Napoli Canale 21, emittente televisiva privata della Campania; nel 1998, è stata trasmessa in diretta mondiale da Rai International; nel 2002, da Tele Pace e nel 2006 da Sat 2000, Radio Maria e Radio Mater. Il 7 ottobre 2012, dopo alcuni anni, la Supplica è stata nuovamente trasmessa, in diretta, da RaiUno. In occasione della santa Messa di apertura del Sinodo dei Vescovi, l’allora Papa Benedetto XVI, in Piazza San Pietro, invitava i fedeli a seguire la celebrazione della Supplica alla Vergine del S. Rosario di Pompei e a “unirsi spiritualmente a tale corale invocazione”, trasmessa di li a poco sulla rete nazionale. Contemporaneamente, anche l’emittente TV2000 trasmetteva la recita della Supplica in diretta televisiva. Anche Papa Francesco, l'8 maggio 2013, durante l'udienza del mercoledì, ha voluto ricordare la solennità pompeiana dicendo ai fedeli raccolti in piazza san Pietro: «Oggi, 8 maggio, si eleva l’intensa preghiera della "Supplica alla Madonna del Rosario" di Pompei, composta dal Beato Bartolo Longo. Ci uniamo spiritualmente a questo popolare atto di fede e di devozione, affinché per intercessione di Maria, il Signore conceda misericordia e pace alla Chiesa e al mondo intero». È così profonda la risonanza che la Supplica suscita nell’animo dei fedeli, che centinaia di migliaia di persone, nei due appuntamenti annuali in cui è recitata solennemente, si recano a Pompei (alcuni, anche a piedi). Non importa se il viaggio affrontato è stato lungo, le ore di preghiera in piedi tante e il sole cocente. Tutti attendono l’Ora del Mondo, l’ora della Supplica e, in quel momento, pur provenendo da parti diverse d’Italia e del Mondo, ognuno si sente in sintonia con l’altro, per volgere il cuore alla Madre, che dall’alto ama e assiste i suoi figli, che a Lei presentano le loro richieste. Pregare la Madonna di Pompei significa esprimere la propria identità di figli che si rivolgono a Lei, la Madre che Gesù ci ha dato in dono dall’alto della Croce, come ricorda anche il testo della Supplica. Una figliolanza che fa intimi, familiari con Lei e con Dio. Molti giungono nella città mariana a piedi, come i fedeli di Pignataro Maggiore (CE) che, dal 1945, continuano il cammino di fede iniziato dai loro padri per ringraziare la Madonna di Pompei per averli fatti tornare dal Fronte. Ogni anno, il 7 maggio, in più di 400, si recano a piedi a Pompei, dove, dopo una lunga veglia di preghiera, recitano la Supplica con la certezza che la Madonna ascolterà ed esaudirà le loro preghiere. La devozione alla Madonna di Pompei è diffusa in tutto il mondo grazie soprattutto agli emigranti, ai quali, prima che si imbarcassero dal porto di Napoli, Bartolo Longo donava quadri della Madonna, assieme a corone del Rosario, immaginette e libretti di preghiere. Nel mondo sono nate, così, moltissime chiese, parrocchie e santuari dedicati alla Madonna di Pompei. Non si contano, poi, le Associazioni e le Confraternite a Lei dedicate. Solo negli Stati Uniti ci sono ben 10 chiese intestate alla Madonna di Pompei: a New York, Chicago, Providence, Lancaster, ecc. A New York, la parrocchia “Our Lady of Pompeii”, che risale al 1892, è retta dai Padri Scalabriniani, e durante il periodo della grande emigrazione fu un punto di riferimento per tutti gli italiani che approdavano nel nuovo mondo. In occasione della Supplica, la santa Messa viene celebrata in italiano, inglese, spagnolo e filippino. Dopo il rito si effettua una solenne processione e si termina con una grande festa. Altrettante ce ne sono in Canada: a Montreal, a Vancouver, ecc. Se ne trovano anche in Brasile, Venezuela e Uruguay e in tutte si organizzano numerose attività per promuovere il culto e la devozione alla Madonna. Numerose, poi sono le chiese della Madonna di Pompei in tutta l'Argentina. A Buenos Aires esiste addirittura un intero quartiere chiamato Nueva Pompeya perché proprio là, nel 1896, fu eretto un altare, sostituito, poi, nel 1900, dal Santuario de “Nuestra Señora de Pompeya”, retto dai frati minori cappuccini.

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Santo Rosario

La preghiera del Santo Rosario è l’origine e il fondamento stesso del Santuario di Pompei. Nell’ottobre del 1872, nell’intimo del suo cuore, Bartolo Longo udì quelle parole che fecero di lui l’apostolo del Rosario e il fondatore della nuova Pompei mariana: “Chi propaga il Rosario è salvo!” Al Rosario, il 16 ottobre 2002, il Santo Padre Giovanni Paolo II, di venerata memoria, ha dedicato la Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae”, nella quale, tra i grandi testimoni enumerati, Bartolo Longo era citato ben cinque volte. Nella sua essenza, il Rosario è una via per contemplare il volto di Cristo con lo sguardo e il cuore di Maria. Al di là della ripetizione di “Pater”, “Ave” e “Gloria”, l’anima del Rosario è la meditazione dei misteri di Cristo. Visto in questa chiave, il metodo della ripetizione, lungi dal risolversi in un’arida “cantilena”, intende alimentare un  amore intenso, che non si stanca di effondersi. In certo senso, il Rosario è la preghiera degli “innamorati”, degli innamorati di Cristo! Il Rosario porta a Gesù accompagnati da Maria. Per questo l’Ave Maria predomina e dà al Rosario una speciale fisionomia mariana. Ma il cuore rimane Cristo: con Maria si ricorda Gesù. Aiutati da lei si impara Gesù, ci si conforma a Lui, Lo si supplica, Lo si annuncia. Proprio perché Gesù è al centro della preghiera, nel Rosario di Pompei viene aggiunta, al nome di Gesù nell’Ave Maria, la “clausola cristologica”, con la quale si evoca ciascun mistero meditato. Il Rosario è preghiera per la vita, soprattutto in relazione ai problemi della pace e della famiglia. Ma è anche preghiera per la “nuova evangelizzazione”. È significativo, a tal proposito, quanto il Papa affermava, dopo aver firmato la Lettera Apostolica sul Rosario, “prostrandosi spiritualmente” nel Santuario di Pompei: “Da quel Santuario, posto presso le rovine dell’antica Città romana appena lambita dall’annuncio del Vangelo, prima che l’eruzione del Vesuvio la distruggesse, l’invito al Rosario acquista un valore quasi simbolico, come espressione di un rinnovato impegno dei cristiani nella nuova evangelizzazione di un mondo ridiventato, sotto certi aspetti, pagano”.



I Misteri del Santo Rosario

Misteri della Gioia
(Lunedì e Sabato)

  1. Annunciazione a Maria
  2. Visita di Maria ad Elisabetta
  3. Gesù nasce a Betlemme
  4. Gesù è offerto al Padre nel Tempio
  5. Gesù insegna ai dottori nel Tempio

Misteri della Luce
(Giovedì)

  1. Gesù è battezzato nel Giordano
  2. Gesù cambia l’acqua in vino alle nozze di Cana
  3. Gesù annuncia il Regno di Dio e perdona i peccati
  4. Gesù è trasfigurato sul Monte Tabor
  5. Gesù dona il suo corpo e il suo sangue nell’Eucaristia


Misteri del Dolore
(Martedì e Venerdì)

  1. Gesù agonizza nel Getsemani
  2. Gesù è flagellato
  3. Gesù è coronato di spine
  4. Gesù porta la croce
  5. Gesù muore in croce


Misteri della Gloria
(Mercoledì e Domenica)

  1. Gesù risorge dal sepolcro
  2. Gesù ascende al cielo
  3. Gesù invia lo Spirito Santo
  4. Maria è assunta in cielo
  5. Maria è incoronata Regina


Nel Santuario di Pompei, il Santo Rosario viene recitato tutti i giorni, per quattro volte. All'Altare Maggiore alle 9.30, alle 15.30 e alle 18.00. Nella Cappella Bartolo Longo alle 9.00.
Nei mesi di maggio e di giugno, ogni sabato, alle 20.00, si tiene una fiaccolata accompagnata dalla preghiera del Rosario per la pace. Il rito non si tiene nell'ultimo sabato di maggio per la concomitanza con il grande pellegrinaggio della diocesi di Napoli a Pompei.
Per i gruppi che lo desiderassero, è anche possibile raccogliersi in una delle cappelle per la recita del Rosario. In questo caso, occorre concordare, preventivamente, orari e modalità con l'Ufficio del Rettorato.

Il testo “Contemplare con Maria il volto di Cristo. Il Rosario di Pompei” è in vendita presso la libreria del Santuario.